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I criteri usati da Google per il posizionamento del tuo sito

Scritto da Lisa Rossi

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Criteri indicizzazione GoogleLa statunitense Backlinko, leader nell’ottimizzazione del SEO, ha condotto un’analisi su 1 milione di risultati di ricerca Google per determinare quali sono i criteri usati da google per il posizionamento delle pagine.

Ecco brevemente cos’hanno scoperto:

1) Backlinks: il numero e la qualità di backlinks, ossia i collegamenti ipertestuali che puntano ad una determinata pagina web, continuano ad essere uno dei fattori principali nel sistema di ranking di Google.

Avere un buon numero di link che rimandano alla propria pagina web sembra aiutare la popolarità di tale pagina, meglio ancora se tali link provengono da più siti web. Google sembra qui premiare abbondanza e varietà: più domini “sponsorizzano” la tua pagina, più Google la riterrà popolare. 

Ottenere link da diversi tipi di dominio dovrebbe quindi essere prioritario nella strategia SEO, ma si preferisca la qualità alla quantità: un backlink da una singola pagina molto autorevole ha più valore di 10 da pagine meno autorevoli.

2) Importante è anche l’autorevolezza complessiva dei link del sito (misurata attraverso il Domain Rating di Ahrefs).

C’è una maggiore correlazione tra posizionamento e autorevolezza del sito in sé, piuttosto che autorevolezza della singola pagina. Pertanto, se si aumentano il numero di link verso il tuo sito, migliora il posizionamento anche di altre pagine del sito.

3) Attraverso MarketMuse hanno stabilito che un contenuto rilevante e approfondito si posiziona più in alto rispetto ad un contenuto breve e approssimativo.

Google Hummingbird

Dal rilascio dell’algoritmo Hummingbird, Google non si limita più a guardare alle sole parole chiave: ora, Google è in grado di capire l’argomento della pagina e capisce l’intento dietro alle ricerche. Google fornisce risultati che non includono necessariamente le parole inserite nella query: si sforza di capirne il contesto, nell’ottica di una “ricerca semantica”. Per questo motivo, offrire un contenuto che si dilunghi in profondità su un argomento, ha effetti positivi sul ranking: Google vi riterrà esperti sull'argomento e vi farà salire in graduatoria.

4) Grazie ai dati SERP ottenuti con SEMRush, hanno poi scoperto che i contenuti più lunghi si posizionano meglio nel rank di Google: infatti, la pagina che si posiziona per prima contiene in media 1.890 parole.

Scrivere un contenuto lungo indica conoscenza dell’argomento e aumenta l’autorevolezza della tua pagina su quell’argomento (Vedi punto 3). Inoltre, contenuti lunghi sembrano generare un maggior numero di condivisioni sui social (fonte: http://buzzsumo.com/blog/long-form-content-improves-content-marketing-conclusion-7-recent-studies/).

5) Google stesso ha ammesso che il protocollo HTTPS è uno dei fattori di cui tiene conto.

In particolare, ha avvisato che, a partire da gennaio 2017, ci saranno forti penalizzazioni per i siti ritenuti non sicuri (con protocollo HTTP).
Per contro, i siti che entro quella data avranno attivato un protocollo HTTPS, guadagneranno un migliore posizionamento nei risultati di ricerca Google e avranno quindi maggiore visibilità e accessi.

6) Nonostante se ne sia parlato molto, l’analisi non rivela una correlazione diretta tra l’uso del markup Schema e una migliore posizione.

Dotare la propria pagina dei codici di Schema.org può essere una buona mossa, in quanto dovrebbero aiutare a far capire più velocemente al motore di ricerca di cosa parla la propria pagina. Tuttavia, l’uso di dati strutturati non è ancora correlato ad un’alta indicizzazione.

7) Google preferisce URL brevi: dopo la quinta parola, Google considera le altre parole come meno importanti e non ne tiene particolare conto. Inoltre, un URL molto lungo indica solitamente una pagina che si trova molto distante dalla home page del sito web: per Google questo significa che la pagina in questione ha una scarsa autorità.

8) Contenuti con un’immagine risultano posizionarsi meglio di quelli privi di immagini: tuttavia, non c’è prova che il numero di immagini influenzi il ranking; una sembrerebbe essere sufficiente.

9) Sorprendentemente, hanno scoperto che l’ottimizzazione delle parole-chiave nel titolo influisce solo relativamente sul ranking. Dato il movimento di Google verso un tipo di ricerca semantica, piuttosto che per parole-chiave, Google fornisce ora i risultati in maniera diversa, e l'indicizzazione per parole-chiave sta progressivamente perdendo di importanza.

Per quanto sia un fattore ritenuto fondamentale nella SEO, e per quanto male non faccia, a causa della “nuova” Ricerca Semantica di Google, il tag alla parola chiave del titotlo della pagina non influenza più l’indicizzazione come faceva un tempo.

10) Grazie ai dati raccolti da Alexa, sappiamo che anche la velocità del sito è un fattore importante: più veloce è il caricamento delle pagine, migliore sarà il ranking.

11) Nonostante i numerosi aggiornamenti Google Penguin, un testo di ancoraggio che contenga la parola chiave per la quale ci si vuole posizionare, continua ad essere molto importante nel ranking. Tuttavia, Backlinko suggerisce di evitare backlinks con testo di ancoraggio che contenga la parola-chiave ai fini della SEO: lo scopo di Google Penguin è quello di evitare la cosiddetta SEO Spam, ossia di penalizzare quei siti che fanno un uso eccessivo e indiscriminato delle tecniche SEO (come appunto strategie volte ad aumentare la visibilità del sito per determinate parole chiave). 


Google penguin

12) Ultimo aspetto considerato è quello dell' esperienza dell'utente: vengono valutati bounce-rate, tempo trascorso sul sito e CTR (click-through-rate) dei risultati di ricerca. Grazie ai dati forniti da SimilarWeb, hanno quindi scoperto che ad un basso bounce rate (frequenza di rimbalzo) corrisponde un miglior ranking su Google.

Credits: www.backlinko.com

 

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Topics: Inbound Marketing

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